03
Mar

Triboo, debutta all’Aim la pubblicità per le Pmi

UN’INTUIZIONE, QUELLA DI METTERE ASSIEME L’ADVERTISING ONLINE PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, CHE ALBERTO ZILLI HA AVUTO QUANDO ERA ANCORA MINORENNE

Mentre quelli della sua età restavano intontiti davanti alla tv, nell’anno Duemila l’allora quattordicenne Alberto Zilli cominciava a far soldi con una primordiale rete internet, avviando il business che l’11 marzo debutterà all’Aim. Originario di Zoppola, diecimila anime in provincia di Pordenone, Zilli ha un’intuizione vincente: capisce che i sitimedio – piccoli faticano a trovare pubblicità e allora comincia a contattarli, convincendoli ad aggregarsi in un network abbastanza grande per rispondere agli appetiti delle proposte pubblicitarie. L’idea ha successo e lui, ancora minorenne e iscritto alla locale scuola di perito informatico, ci lavora seriamente al punto da occupare anche il tempo della ricreazione per chiamare i clienti: tutto passa attraverso la partita Iva intestata a uno dei due fratelli maggiori, l’unico che ha già compiuto i 18 anni. Zilli, che oggi ha 28 anni, non ha mai smesso di crederci: «Merito di mio padre, che oggi non c’è più. Mi diceva “Farai soldi con internet, questa è la televisione del futuro”», racconta il giovane, che adesso è fondatore e amministratore di Triboo Media, società specializzate in strategie di pianificazione pubblicitaria online di ultima generazione, che rappresenta 2200 siti per 12 milioni di utenti e che negli ultimi cinque anni è passata da 1,2 milioni di euro a quasi venti dei primi nove mesi del 2013, per un ebitda margin del 17% e un utile netto di 1,8 milioni. Il punto di forza di Triboo Media, che ha oltre 50 dipendenti, la maggioranza ingegneri e ricercatori, è l’integrazione tra l’attività editoriale e le strategie di pianificazione online, grazie all’utilizzo della tecnologia. In questi giorni Zilli è in viaggio fra Londra, Parigi, Ginevra e Lugano, in cerca di investitori disposti a scommettere su Triboo Media candidata a diventare la matricola record nel listino delle piccole e medie imprese con una raccolta prevista di 20 milioni e un flottante superiore al 40%. Zilli, insieme al presidente di Triboo Media, Giulio Corno, entrato in partnership con lui nel 2005, aveva cercato di acquisire per 7,5 milioni una società tedesca, ma l’affare era sfumato perché un pesce grosso se l’era comprata per 30 milioni. Da qui l’idea di quotarsi, per investire i proventi in tre settori: editoria digitale, advertising e tecnologia. «Vorremmo realizzare 2-3 acquisizioni nei mercati europei, anche carta contro carta. Stiamo già trattando con alcuni ma non vogliamo frammentare: 7,5 milioni può essere la dimensione giusta», dice Corno, precisando che il gruppo non ha debiti e che l’aumento di capitale servirà solo per la crescita. L’ipo, seguita da Banca Imi e Intermonte, è rivolta solo a investitori istituzionali e l’offerta riguarda 6 milioni di azioni, di cui 5,4 in aumento di capitale, più un’ opzione greenshoe da 0,9 milioni di azioni. Post quotazione Triboo spa (che fa capo a Corno), ora azionista con il 57,5%, scenderà al 32,5% (nel caso di esercizio della greenshoe), Digiz holding (Zilli) al 18,4% e Frachesen enterprise, un partner industriale, al 5,7%. Il cda sarà formato da tre indipendenti su cinque consiglieri ed è previsto un lock up di 18 mesi.

"La Repubblica - Affari Finanza  03/03/2014 ed. Nazionale  p. 18"